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STORIA DELLE MISERICORDIE |
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Nella Firenze del tredicesimo secolo dilaniata dalla lotta tra Guelfi e Ghibellini e da quella contro gli eretici Patarini, si formarono varie Compagnie o Fraternite allo scopo di richiamare gli uomini verso quelle più alte verità che il Vangelo insegnava. Ma se la maggior parte di queste Compagnie si limitava a salmodiare pubblicamente, come quella dei Laudesi, una tra le prime in Italia e nel mondo, la Misericordia di Firenze appunto, volle unire alla preghiera comunitaria l'esercizio effettivo della carità: la testimonianza viva della carità senza limiti. Dopo quasi otto secoli, la Misericordia fiorentina, fondata nel 1244 da San Pietro martire dell'ordine dei frati predicatori, vive ancora come opera autenticamente cristiana.
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Il volontariato delle Misericordie si ispira al Vangelo, e il modello dei confratelli resta in ogni caso e circostanza il Buon Samaritano. Così è, si diceva, da sette secoli e mezzo, attraverso il mutare dei tempi e il permanere della sofferenza tra gli uomini. Dai facchini di un tempo si è passati alle équipe mediche, dalla zana agli impianti mobili di soccorso, e lo spirito è sempre quello. |
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- La Misericordia di Firenze 1244 -
Il popolo fiorentino, pieno di fervida fantasia, volle circondare di gentil leggenda le origini della Confraternita. Ne attribuì la fondazione a Luca Borsi capo dei facchini dell'Arte della lana. La leggenda fu accreditata da un libro di messer Francesco Ghislieri, cittadino fiorentino vissuto nel secolo sedicesimo, tradotto nel 1605 dal prete Lorenzo Fici. Vi si narra che gli impannatori e tintori fiorentini avevano al loro servizio numerosi facchini addetti al trasporto da una bottega all'altra, delle lane e dei panni. I facchini, ricevuta giorno per giorno la mercede dal lavoro compiuto, usavano radunarsi in certe cantine di piazza San Giovanni bevendo e giocando senza non spesso bestemmiare il nome di Dio, della Vergine e dei Santi. Pietro di Luca Borsi, uomo di età avanzata e timorato di Dio, scandalizzato per il contegno dei suoi compagni di lavoro propose che ogni qual volta uno di essi avesse ardito di pronunciare una bestemmia avrebbe dovuto versare in una cassetta, una "crezia" per rimediare all'offesa fatta a Dio. La proposta venne accettata, e in breve tempo fu rimessa insieme una discreta somma da devolversi a opere di bene, per cui il buon Pietro Borsi avanzò ancora ai colleghi di costruire delle "zane" (ceste) capaci di contenere a seconda dei bisogni, un ammalato, un infortunato, un appestato, un morto. Scomparso Pietro di Luca Borsi, tra l'unanime rimpianto dei confratelli e dei fiorentini, gli successe un altro facchino, il quale appellandosi alla carità cittadina, raccolse 500 fiorini che servirono ad acquistare un locale per radunarsi........ Ma nonostante la nobile e generosa tradizione popolare, l'origine dell'Arciconfraternita ha una sua verità storica. Fu fondata nel 1244 da San Pietro da Verona, dedicata alla Vergine, posta sotto la protezione di San Tobia, al quale nel cinquecento fu poi aggiunto San Sebastiano, il Santo martire saettato. Quattro codici gelosamente custoditi nell'Archivio della Confraternita ci danno notizia che la Compagnia fu cominciata per lo beato messer Santo Piero martire, dell'Ordine dei frati predicatori, nell'anno MCCXL (IV). |
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