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Arciconfraternita di Misericordia

- Palazzo Roffia -

 

La raccolta dell'Arciconfraternita di Misericordia, al primo piano di Palazzo Roffia, è costituita da un insieme di oggetti di devozione legati alla storia della confraternita, da altri legati all'attività stessa dei confratelli, dediti al soccorso degli infermi e da un gruppo di straordinarie opere d'arte provenienti da edifici religiosi. Fra queste il drammatico gruppo ligneo con il Cristo deposto della prima metà del secolo XIII.

Informazioni sulle opere esposte; clicca sulla freccia rossa per visualizzare ulteriori notizie o vedere immagine delle opere:

 

           Ambulanza a cavalli

Si tratta di una delle ambulanze conservate dalla Misericordia e anticamente utilizzate per il trasporto dei malati, che saranno esposte nell'allestimento definitivo del Museo. Risale alla fine dell'Ottocento. Si notino, in corrispondenza delle ruote, i complessi meccanismi che servivano a bilanciare la portantina dove veniva collocato l'ammalato.

 

           Vetrine espositive

Sono esposti diversi oggetti devozionali, tra cui alcuni ex-voto, messali e registri delle delibere.

 

           Reliquiari

Sono esposti alcuni dei reliquiari posseduti dall'Arciconfraternita, testimonianza dell'intensa attività devozionale che ha sempre caratterizzato questa istituzione sin dalle sue origini. Si citano, per il loro grande interesse: l’urna contenente un camauro appartenuto a San Pio V, una stola di San Carlo Borromeo con l’effige ricamata del Santo ed infine due reliquiari, dalle fattezze molto simili, contenenti l’uno un frammento della vera Croce, l’altro una porzione della veste di San Filippo Benizi, patrono assieme alla Madonna della Misericordia di San Miniato.

 

           Lampioni professionali, prima metà XVIII secolo

Utilizzati ancora oggi in occasione delle processioni, sono in metallo dorato su di un'asta di legno.

 

           La Deposizione dalla Croce, sculture lignee policrome, prima metà sec. XIII

Questo gruppo ligneo (intagliato in un unico tronco di tiglio) della Deposizione, costituito dal Cristo, la Madonna e San Giovanni (ad altezza quasi naturale) è senza dubbio l'opera più straordinaria della raccolta. Entrata a far parte del patrimonio dell'Arciconfraternita soltanto nel XIX sec., in seguito all’acquisizione della cappella del monastero della SS. Trinità, non sappiamo però ad oggi quale sia stata la sua originaria destinazione. Questo tipo di iconografia si diffonde soprattutto nell'Italia centrale a partire dal sec. XIII e intende  raffigurare 11 momento in cui Cristo viene schiodato dalla croce. Guardare l'icona diviene esperienza penitenziale riferibile a modelli devozionali molto vicini a quelli sperimentati dai mistici.

 

           Registro dei verbali delle adunanze

Dal ricco archivio, è stato selezionato il registro compilato intorno agli anni Trenta del secolo scorso,  durante i quali avvennero importanti cambiamenti istituzionali all'interno dell'Arciconfraternita.

 

           Paliotto d’altare, XVIII secolo

In legno intagliato e dorato, riporta al centro il monogramma della Misericordia. In particolari festività gli altari erano addobbati con questo genere di arredi ricchi e ricercati.

 

           Stendardo, prima metà XIX

In velluto azzurro con monogramma mariano in filo d’argento: la Madonna è la patrona, assieme a San Filippo Benizi, dell'Arciconfraternita.

 

           Anonimo, Madonna della Cintola e Santi, prima metà XVIII secolo

Proviene quasi certamente dall'Oratorio dell'Arciconfraternita, il cui altare di sinistra per chi entra, era anticamente dedicato alla Madonna della Cintola. Alla sinistra appare Sant'Agostino, ed infine sulla destra San Nicola da Tolentino, identificato dal sole sul petto e dagli oggetti retti dall’angolo posto accanto, il libro delle Regole e un cesto di pani.

 

           Anonimo, Trinità in gloria e  Santi, XVII secolo

In quest'opera appare il motivo della Trinità che governa il mondo, ai piedi del quale sono Sant’Agostino e Santa Monica. È probabile che questo dipinto, come il precedente, sia stato  commissionato dalla Comunità di monache Agostiniane che anticamente risiedeva nel monastero della SS. Trinità (da cui il motivo ricorrente della Trinità), comprendente l'attuale Oratorio  dell'Arciconfraternita.

 

           Anonimo, San Carlo Borromeo in adorazione del Crocifisso, prima metà XVII secolo

Proviene quasi certamente dall'Oratorio dell'Arciconfraternita, il cui altare di destra, per chi entra, era anticamente dedicato al Santo. Si noti la corona recata dall'angelo sulla destra, con l'iscrizione  "humilitas", ed in alto il motivo della Trinità che governa il mondo.

 

         Anonimo, Cristo alla colonna, seconda metà XVIII secolo

Quest'opera, importante soprattutto per il suo valore storico, manifesta la tradizione secolare di  devozione da parte della Misericordia alla Passione di Cristo. 

 

           Anonimo, Sposalizio di Santa Caterina, prima metà del XVII secolo

La tela, proveniente dal patrimonio della Famiglia Roffia (sul retro si legge: di Giuseppe e Niccolo Roffia, prestato a suor Deodata e suor Caterina Soffia), raffigura lo Sposalizio di Santa Caterina  d'Alessandria. Diversi sono i riferimenti iconografici alle vicende narrate dalle tradizioni relative alla  Santa: la palma, simbolo del martiri, la corona e la ruota dentata. Caterina, di stirpe regale, si  rifiutò di compiere i sacrifici pagani voluti dall'imperatore Massenzio, recatesi in visita ad Alessandria  d'Egitto. Convocata a palazzo perché i più esperti filosofi confutassero la sua fede cristiana, riuscì a  convincere i sapienti che per questo furono condannati a morte. L'imperatore tentò invano anche di sedurre la giovane donna, ma essendosi ella ribellata, fu condannata prima al supplizio della ruota dentata e quindi, fallito questo tentativo per intervento divino, decapitata.

 

         Vincenzo Dandini, Santi Michele, Giovanni, Cecilia e Giuseppe, XVII secolo

Vincenzo Dandini nacque a Firenze il 17 marzo 1609; entrato all'Accademia del Disegno nel 1631,  probabilmente si trasferì a Roma intorno al 1635-36. Da una biografia settecentesca a lui dedicata, sappiamo che divenne discepolo di Pietro da Cortona, come si nota chiaramente anche dalla  brillantezza dei colori della tela qui esposta. Il dipinto in origine inquadrava l'affresco staccato tutt'oggi posto sull'altare maggiore della Chiesa dell'Arciconfraternita. Sono facilmente  identificabili, anche grazie alla recente pulitura, i santi raffigurati: a partire da sinistra San Michele Arcangelo, San Giovanni Evangelista, Santa Cecila, che regge in mano uno spartito, e San Giuseppe. Durante il restauro è emersa la firma dell'autore.

 

           Maestro delta Natività Jonhson, Incoronazione della Vergine, seconda metà XV secolo

La pala dell'Incoronazione della Vergine un tempo si trovava sull'altare dell'Oratorio di Santa Maria del Fortino, che apparteneva ai Domenicani, i quali dal 1460 detenevano il diritto all'uffiziatura. Notizie sul committente e sull'epoca di esecuzione si hanno dalle Cronache del Convento di San Domenico: fu probabilmente commissionato nel 1476 da Bartolomeo di Ser Bartolomeo di Maestro Antonio, erede universale di Giovanni Chellini, di cui si può ammirare il monumento funebre nella chiesa dei SS. Jacopo e Lucia, ed eseguito intorno al 1480, anno in cui l'Oratorio risulta ormai completato. Riferito inizialmente a Domenico del Ghirlandaio o al cosiddetto "Maestro di San Miniato", è stato infine attribuito al “Maestro della Natività Jonhson". Circa l'identità dell'anonimo maestro, è stato di recente proposto che si tratti di Domenico di Zanobi, discepolo di Filippo Lippi.

 

           Macchina professionale, XIXVIII secolo

In legno dorato, veniva utilizza in occasione di particolari ricorrenze religiose. Si noti nel pannello d'ingresso la rappresentazione della stessa macchina professionale in una stampa ottocentesca, che consente di percepire l'allestimento originale con la statua della Madonna oggi custodita nell'Oratorio dell'Arciconfraternita.

 

 

 

Potete raggiungere il sito ufficiale del Sistema Museale di San Miniato al seguente indirizzo:

 

 

http://www.comune.san-miniato.pi.it/ospiti/smsm/home.htm